Google presenta Pixel 11 vs 11 Pro: Primo confronto
Pixel 11 a 999 euro e Pixel 11 Pro a 1.199 al lancio in Italia. Il Pro vince su display, zoom e Wi-Fi, e perde sulle cadute dichiarate al registro UE.
Pixel 11 a 999 euro e Pixel 11 Pro a 1.199 al lancio in Italia. Il Pro vince su display, zoom e Wi-Fi, e perde sulle cadute dichiarate al registro UE.
Il Pixel 11 Pro è il più completo dei due e si vede in ogni voce che si misura, dal display LTPO da 495 pixel per pollice allo zoom fino a 120x, dal Wi-Fi 7 al taglio da 1 TB. Poi c'è la voce che Google ha dichiarato al registro europeo, l'affidabilità alle cadute ripetute, e lì il Pro prende B con 180 cadute senza difetti mentre il modello base prende A con 270. Chi al lancio spende 1.199 euro invece di 999 porta a casa più telefono e, su quella singola voce, meno margine. Il resto del registro li mette alla pari, stessa classe di efficienza e stessa classe di riparabilità su tutti e quattro i modelli della gamma. Se ti interessa il Pro XL, in Italia il suo prezzo non c'è ancora.
Google ha presentato la nuova gamma Pixel il 12 agosto, e sullo store italiano il listino parte da 999 euro per il Pixel 11 e da 1.199 euro per il Pixel 11 Pro. I modelli sono quattro, perché la gamma comprende anche il Pro XL e il Pro Fold, ma gli unici due ad avere un prezzo italiano annunciato sono questi. Il Pro è il più completo dei due, su tutto quello che si misura.
Ma c’è una voce, una sola, in cui il telefono da 200 euro in più arriva dietro all’altro, ed è finita in un documento pubblico che possiamo leggere tutti. È la scheda EPREL, il registro europeo delle etichette energetiche dove i produttori dichiarano consumi, riparabilità e resistenza dei prodotti che vendono in Europa, e le quattro schede dei nuovi Pixel sono pubbliche. Le ho lette una per una. Il campo che ci interessa si chiama affidabilità alle cadute ripetute.
Su una scala che va da A a E, il registro assegna al Pixel 11 Pro la classe B e al Pixel 11 base la A. Sotto la classe c’è il numero che la produce, e Google dichiara 180 cadute senza difetti per il Pro, contro le 270 del base e le 270 del Pro XL. Il registro non parla di durabilità, parla di cadute ripetute, e la distinzione conta, perché efficienza e riparabilità sono voci separate dove tutti e quattro prendono la stessa B.
Su quella stessa voce, intanto, il comunicato di lancio tira dall’altra parte, perché Google chiama i suoi Pro «our most durable Pro phones yet», i più resistenti di sempre (trad. nostra), e lo fa richiamando il design anti-caduta arrivato con la serie Pixel 9. Le due frasi arrivano dalla stessa azienda, una dal marketing e una da un registro pubblico.
Sullo schermo i 200 euro di differenza si vedono tutti. Le diagonali sono quasi identiche, 6,3 pollici da una parte e dall’altra, quello che cambia è il pannello. Il Pixel 11 monta un OLED da 1080 per 2424 punti, che fanno 422 pixel per pollice, con un’immagine che si aggiorna da 60 a 120 volte al secondo, i 120 hertz che trovi nelle schede.
Il Pro sale a 1280 per 2856 punti e a 495 PPI, e usa un pannello LTPO, la tecnologia che lascia scendere lo schermo fino a 1 hertz quando l’immagine è ferma e lo fa risalire a 120 quando scorri. Questo consente di risparmiare batteria in tutti i momenti in cui il display non ha niente da aggiornare. In luminosità di picco Google dichiara 3.600 nit sul Pro contro i 3.000 del base.
9to5Google fa notare che i 3.000 nit del base sono gli stessi della generazione precedente, ed è lì che l’aggiornamento del display si ferma. Sul rivestimento dei due Pro Google dichiara più del doppio della resistenza ai graffi rispetto ai Pixel dell’anno scorso. Il Gorilla Glass Victus 2 è invece su tutti e tre. Il Pro XL, che la pagina delle specifiche separa proprio qui, arriva a 6,8 pollici con 486 PPI.
La distanza più larga fra i due telefoni è nelle fotocamere, e il sensore principale c’entra poco. Sul Pro Google dichiara un grandangolare da 50 megapixel, un ultragrandangolo da 48 MP con macro e un teleobiettivo 5x da 48 MP, cioè tre sensori dello stesso peso. Sul Pixel 11 9to5Google conta un principale da 48 MP, un ultragrandangolo da 13 e un teleobiettivo da 10,8.
Più megapixel non vogliono dire foto migliori, e infatti sul sensore principale i due si equivalgono. La differenza si sente quando esci dal grandangolo, perché è lì che il base scende a sensori più piccoli mentre il Pro tiene lo stesso formato su tutte e tre le lenti. Per il Pro Google dichiara anche uno zoom fino a 120x e una qualità che chiama ottica a 0,5x, 1x, 2x, 5x e 10x.
Sul video la forbice si apre ancora, perché 9to5Google segnala che al Pixel 11 mancano Video Boost e la nuova Pro Stable, mentre restano le altre voci della suite creativa, dal teleprompter agli storyboard costruiti su Google Foto. Sul Pro XL Google non pubblica una scheda separata, quindi sulle sue fotocamere non c’è ancora niente di ufficiale da confrontare.
Dentro, i due telefoni sono lo stesso telefono. Google monta su entrambi il Tensor G6 e il coprocessore di sicurezza Titan M3, il chip separato che custodisce le chiavi e i dati più delicati. A separarli restano la memoria e la connessione, due voci che pesano più di quanto sembri leggendo la scheda di corsa.
Il Pixel 11 parte da 256 GB con 12 GB di RAM e arriva a 512 GB con la stessa RAM. Il Pro parte dallo stesso taglio, ma sale fino a 1 TB portando la RAM a 16 GB, e quei 4 GB in più non servono solo a tenere aperte più applicazioni, se li prende anche l’intelligenza artificiale che gira dentro al telefono invece che sul cloud.
Sulla connettività di rete il salto è netto, il base si ferma al Wi-Fi 6E e il Pro passa al Wi-Fi 7, l’ultima versione dello standard, mentre il Bluetooth è il 6.0 su tutti e due. Sulla pagina del Pixel 11 Google scrive una riga da leggere fino in fondo, cioè che se l’operatore lo consente puoi tenere attivi due profili eSIM e restare agganciato a due reti 5G nello stesso momento. L’audio è l’unica voce dove le due schede dicono la stessa cosa, stereo, tre microfoni, audio spaziale.
Sulla batteria il telefono che costa meno non arretra di un passo. Al registro europeo Google dichiara 4.840 mAh nominali per il Pixel 11 e 4.707 per il Pro, quindi qui il modello base ha qualcosa in più. Sull’autonomia per ciclo dichiara 48,83 ore contro le 47,60 del Pro, e davanti a tutti e due mette il Pro XL con 50,17 ore.
La ricarica è il punto dove circola il numero sbagliato. Sulla scheda del Pixel 11 e su quella del Pro, Google indica fino al 55% in circa mezz’ora con un caricatore USB-C PPS da 30 W o superiore. I 45 W che si leggono in giro sono del Pro XL, che con quello arriva al 75% nello stesso tempo. E sono i watt dell’alimentatore, il telefono ne assorbe meno.
Il caricatore va comprato a parte, e Google lo scrive sulla pagina prodotto, dove avverte anche che i risultati veri possono essere più lenti. In wireless la ricarica si chiama Pixelsnap, chiede una base certificata Qi2.2 e arriva fino a 25 W. La batteria, dice il registro, non è sostituibile dall’utente, e vale per tutti e quattro i modelli.
La promessa più lunga di questo lancio non sta in nessuna specifica. Google dichiara sette anni di aggiornamenti di sistema, di sicurezza e di Pixel Drop su tutti i modelli, e lo dichiara due volte, nel comunicato di lancio e nella scheda del registro europeo. Su un telefono che tieni cinque o sei anni quella riga vale più di mezza scheda tecnica.
Nella stessa frase in cui promette i sette anni, Google aggiunge che i modelli Pro arrivano con sei mesi di Google AI Pro. Sul Pixel 11 base quell’abbonamento non c’è, e sulla sua pagina italiana il nome non compare nemmeno una volta. Al suo posto ci sono tre mesi di YouTube Premium, che Google valuta 41 euro. Ai tempi del Pixel 9, ricorda 9to5Google, i mesi inclusi erano dodici.
Ai Pro resta anche HiLight, l’anello di LED attorno al flash sul retro, che 9to5Google descrive con due funzioni al lancio, segnalare le chiamate dei contatti preferiti a telefono girato e mostrare quando Gemini sta ascoltando. Sui ricambi Android Authority riporta sette anni annunciati al lancio indiano, validi nei mercati dove il telefono si vende, e l’Italia non è nominata. Sul registro un campo che dichiari quegli anni non esiste, c’è solo il link all’assistenza.
In Italia il listino di lancio parte da 999 euro per il Pixel 11 e da 1.199 euro per il Pixel 11 Pro, mentre negli Stati Uniti GSMArena conta 100 dollari in più per modello rispetto alla gamma dell’anno scorso. Sul listino italiano quel confronto non ce l’ho. Il prezzo del Pro XL, in Italia, semplicemente non esiste, perché il suo indirizzo sullo store serve la stessa pagina del Pro.
Fino al primo settembre Google gonfia la permuta, fino a 780 euro sul base e fino a 980 sui due Pro, con un buono extra da 200 e da 400 euro già dentro quelle cifre. Il vecchio telefono va consegnato al momento dell’acquisto e l’etichetta per spedirlo arriva prepagata. Il pulsante però dice Prenota al posto di Acquista, e una data italiana sullo store non c’è, mentre il post ufficiale in inglese parla del 20 agosto senza nominare i Paesi.
Se scatti spesso da lontano e vuoi il Wi-Fi 7 con un display che scende a 1 hertz, il Pro è il telefono giusto e i 200 euro sono spesi bene. Se invece il telefono ti scivola di mano più spesso di quanto ti piaccia ammettere, sulle cadute è il base a stare davanti per dichiarazione di Google, e costa anche 200 euro in meno. Quella B resta una classe dentro una scala di cinque, e vale fra i Pixel, perché i voti degli altri produttori non li ho letti.
Scatti spesso da lontano e il teleobiettivo da 48 MP del Pro è il motivo per cui lo prendi
Tieni il telefono cinque o sei anni e i sette anni di aggiornamenti pesano più della scheda
Il telefono ti scivola di mano più spesso di quanto ti piaccia ammettere e sulle cadute il base sta una classe sopra
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Ordini solo quando sai la data di consegna, e sullo store italiano c'è ancora Prenota
Dai per scontato che il Pro sia il più solido della gamma su ogni voce